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.IL CONTO..

Cortometraggio ITA 2003

Soggetto di Adriano Vasta

Sceneggiatura e regia di Jeppo Rubino

Cortometraggio 8'30'' Italia - Roma - Luglio 2003


Il conto è tutto ciò che si cerca di rimandare il più possibile.. è il senso di scomodo.. il disagio, il ci penso domani se non ho proprio altro da fare.

Il conto è l’arrivare a trent’anni e chiedersi cosa voglio fare da grande.

Il conto è vivere col peso di una società in cui non riesci a rispecchiarti, dove la violenza si esprime al meglio di se stessa, in ogni forma, senza più neanche sorprendere.

Il conto è il saldo delle nostre scelte.. il sacrificio dei nostri desideri.

Il conto lo sta pagando l’Italia verso i suoi nuovi eroi.. gli agnelli sacrificali.

Il conto è dover tornare alla realtà.. a tutti i costi.. quando non ne hai voglia, l’essere o no padrone delle proprie scelte. Il resto è mancia.

I personaggi siedono allo stesso tavolo non per volontà di convivio, ma per pura casualità, dividendo tavolo e pensieri puri e non di dialogo. Riflessioni singole o semplicemente espressioni di un unico pensiero rispecchiato su singolarità diverse, fuse solo dall’energia del pensiero, volontariamente contrapposti ad un’immagine rallentata e priva di vita nella sua staticità.. illusione di un relax che altro non è che un via libera per la mente.. il guardarsi dall’alto per riconoscersi e non per giudicarsi.

Senza essere una denuncia sociale o politica, ne una presa di coscienza, ma più semplicemente uno spunto di riflessione. Ad ognuno il proprio conto.

Non nasconde alcun messaggio di speranza o al contrario di pessimismo per un qualcosa che non controlliamo più. Solo e semplicemente il tentativo di disabissare un senso di analisi critica e spero vivamente costruttiva represso per comodità in ognuno di noi.. abbandonare un po’ di lassismo per un coraggio innovativo, lasciare la via vecchia per la nuova, accettando i rischi.. mettendosi in gioco ed in discussione.. dapprima con se stessi e poi col mondo.

"Si parte dal conto".

Non una chiusura, ma un’apertura plateale e al tempo stesso statica, che si concretizza con quattro personaggi e un cameriere, che, al tavolino di un bar, nella pausa-pranzo, sono assenti nel contesto temporale in cui si incontrano, ma presenti alle loro vite fatte di impronte lavorative che necessariamente si intrecciano con un mondo di persone e immagini, ideali mancanti e ansiolitici, prospettive da count-down.

Il conto è lì, presentato dal cameriere, che attende di essere saldato, senza sconti, senza attese, perché il mondo non si ferma e non c’è pausa pranzo che tenga. I pensieri scorrono autonomi ad ogni personaggio che parla a sé cercando una via, forse per capirci qualcosa.

Meglio cercare in se stessi cercando una vita, un conto, il finale da tracciare."